ALBANIA - BRASILE 3 - 6
Tum-tum-GOL! Due soli tocchi e al terzo secondo di gioco il Brasile fa capire subito che aria tira. Il copione e’ quello eterno, calcio champagne carioca contro concreta compattezza continentale, ma l’interpretazione magistrale conduce a una delle più belle partite viste finora sull’erba (sintetica) del DLF. Gioco rapido da far girar la testa che non si limita ai minuti iniziali; repentini capovolgimenti di fronte, pareggi, rimonte e ririmonte; missili da distanze siderali che ogni tanto centrano anche il bersaglio e comunque infiammano le folle della tellurica tribuna.
Peccato per una papera, orchestrata dal portiere dell’Albania ben aiutato in cio’ dalla propria difesa: preso questo gollonzo gli albanesi cominciano a perdere concentrazione, togliere la palla all’abbraccio amoroso dei piedi brasiliani diventa ancora più difficile, si iniziano a sbagliare troppi passaggi e troppi tiri e finanche le rimesse laterali (a onor del vero confinandosi in un silente autolesionismo: non un fallaccio, non un cartellino, non una protesta per gli ammirevoli albanesi). Sul 4-3 ci credono ancora senza farsi intimorire dalle funamboliche modalità con cui (a parte la papera) ne han presi tre; il 5-3 è l’inizio della fine, il 6-3 il colpo di grazia.
Con tale ultima pennellata a tale e tanto capolavoro, pletore di sudamericani in delirio festeggiano e incombono sulla Curva Nord. Peccato per l’Albania essere confinati alla finalina: ritentate, sarete più fortunati.